Il 12 e 13 maggio, i cittadini di Taranto hanno manifestato pacificamente a Roma, prima a Piazza San Silvestro, poi in Piazza Montecitorio, contro l’inquinamento dovuto alle Acciaierie d’Italia (ex Ilva), per chiedere lo stop agli impianti inquinanti.
Furioso anche il Sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. I giudici amministrativi di secondo grado avrebbero dovuto esprimersi, infatti, in relazione al ricorso presentato da ArcelorMittal e dai commissari contro la sentenza del Tar Lecce che ha confermato la validità dell’ordinanza di chiusura emanata proprio dal Sindaco di Taranto il 27 febbraio 2020, rigettando i ricorsi presentati contro il provvedimento sindacale da ArcelorMittal Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria.
In Piazza Montecitorio, il 13 maggio, tante sono state le croci bianche tenute con coraggio da mamme che hanno mostrano alle telecamere le foto dei loro bambini morti per alcune malattie ritenute connesse alla nocività delle polveri generate dagli stabilimenti. Genitori che vorrebbero solo giustizia e la chiusura del “mostro d’acciaio” che continua a sputare veleno togliendo per sempre il respiro a tante famiglie coinvolte, soprattutto nei quaquartieri Tamburi, Borgo e Paolo VI. Gli abitanti di Taranto vorrebbero solamente lo stesso diritto alla salute di Genova e Trieste, dove l’area a caldo è stata fermata. Già il 12 maggio queste delegazioni hanno manifestato in Piazza San Silvestro perché “senza eliminare la principale fonte di rischio di malattie e morte, nulla cambia, e si rischia oltretutto di vanificare i fondi europei per un’autentica svolta green“. La più grande acciaieria d’Europa continua a minare l’incolumità psico-fisica della popolazione che piange i suoi morti, che vaga in cerca di aiuto con le foto dei propri bambini non sopravvissuti alle scelte dei grandi e dei potenti.
Ad organizzare la manifestazione e a presenziarvi, il Comitato Cittadino per la Salute e l’Ambiente, costituito da Associazione PeaceLink, Comitato Quartiere Tamburi, Donne e Futuro per Taranto Libera, Genitori Tarantini – Associazione ETS, LiberiAmo Taranto e Lovely Taranto.
Si sono uniti a questo grido di dolore e rabbia anche le voci di alcuni artisti e volti noti dello Spettacolo, intervenuti personalmente, quali Andrea Rivera e Patrizio Maria (nel video), Erri De Luca, Simona Izzo, Edy Angelillo e Massimo Cimaglia, Massimo Wertmüller ed Anna Ferruzzo (foto a pie’ di pagina). Altri big hanno fatto arrivare la propria voce attraverso messaggi di solidarietà.
«Taranto ha bisogno di dare di sé un’immagine diversa da quella che è nella mente di tutti. Cosa può dire Taranto al resto della nazione? Quale può essere il futuro di Taranto?» prosegue il giornalista allo scrittore.
«Il futuro di Taranto è senza quell’impianto. Quindi, senza quell’impiano quella città risorgerà, come risorge tutta la Natura al momento che finisce la pressione della nostra presenza sfruttatrice del suolo!».
«Sperando – continua il giornalista – che il futuro dei nostri figli sia diverso da quello che è stato deciso dalla Politica e dal mondo economico, perché il denaro – ci ha detto prima Massimo Wertmüller – è diventato un fine e non più un mezzo per sostenere le persone. E quindi, per Taranto e per i nostri figli vogliamo un futuro diverso!».
«E voi lo state ribadendo e costruendo!» conclude Erri De Luca. «Il futuro sarà dalla vostra parte e non dalla parte di quell’industria!».
‘Il giorno dopo, Andrea Rivera e il cantautore Patrizio Maria – storicamente in prima linea per la liberazione di Taranto dall’Ilva – hanno voluto presenziare e rendere omaggio alle tante vittime, soprattutto i bambini, con un celebre brano di Rivera, “Canzone per Lollo”. Lollo – Lorenzo Zaratta, deceduto a soli 5 anni per un tumore al cervello – ricordiamo, è stato un bambino tarantino. “È stato” perché purtroppo anche lui fa parte di quella fitta schiera di vittime innocenti ed indifese che non hanno avuto accesso al futuro. Solo poche settimane fa, la procura di Taranto avrebbe chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dei 9 dirigenti dell’ex Ilva indagati per la sua morte (il 30 luglio 2014 per un tumore al cervello a soli cinque anni). I magistrani avrebbero chiuso le indagini contestando l’accusa di omicidio colposo e ritenendo le emissioni della fabbrica la causa della malattia che il piccolo Lorenzo sviluppò nei primi mesi di vita da feto. Il tribunale ha fissato per il 22 luglio prossimo la prima udienza preliminare.
Proprio Rivera cerca di richiamare l’attenzione delle istituzioni, a gran voce, rivolto alle finsetre di Montecitorio: «[…] Spero che qualche deputato, qualche senatore abbia un figlio a Taranto, così magari se ne interessa! […] Perché finché non tocca sulla pelle della gente, alla gente non frega niente di quello che accade agli altri! Questa è l’Italia di oggi, purtroppo. E forse è stato sempre così questo Paese, diviso in piccoli nazionalismi […] e questa cosa poi si ripercuote sulla società, sui problemi […] e questo è ciò che dobbiamo combattere, perché finché non combatteremo questa cosa non risolveremo mai niente! […] Finché non passerà l’idea che il vostro problema è il problema di tutti, non si risolverà mai niente, continueremo a parlare di calcio!».
Ma quella sentenza non è arrivata. Buon segno o questo ‘prendere altro tempo’ potrebbe essere solo l’ennesimo tentativo di “stancare” l’opinione pubblica, facendo perdere l’interesse e l’attenzione sull’argomento? Non l’abbiamo saputo la scorsa settimana e non lo sappiamo ancora, ma è certo che Roma Sport Spettacolo, nella sua sezione di Cronaca, sarà presente alla lettura, per informare i propri lettori delle sorti di Taranto, dei bambini sacrificati e di tutti gli abitanti che continuano ad ammalarsi e decimare famiglie.
