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#Galleria Olimpico #In evidenza sito #Lazio

Sassuolo-Lazio 0-2: Zac! I biancocelesti risorgono, ma Immobile va k.o.

Fonte: Facebook S.S. Lazio

Fonte: Facebook S.S. Lazio

foto esterna: Ufficio Stampa

Il capitano lamenta un problema muscolare. Zaccagni e Luis Alberto incantano, Felipe raddoppia. Notte fonda per i neroverdi.

 

La Lazio ha un uomo in più. Si chiama Mattia Zaccagni. Almeno lui metterà d’accordo Maurizio Sarri e il direttore Igli Tare, che viaggiano evidentemente su onde d’empatia differenti (“La Champions sarebbe un miracolo!”“No! Abbiamo tutte le carte in regola!”: ha ragione il primo, cioè Sarri). Torniamo a Zaccagni. L’attaccante, comprato un anno e mezzo fa dal Verona per pochi milioni come ruota di scorta di Kostic, ha già ripagato abbondantemente l’investimento fatto. È in rampa di lancio: settima rete in diciotto gare, l’ultima su rigore, viaggia a ritmi mai toccati in carriera. Diamo a Sarri quello che è di Sarri, dunque. Il demiurgo in tuta è stato bravo a plasmare a sua immagine e somiglianza Zac rendendo carne (un’ala totale) quello che prima era invece solo un merluzzo surgelato (mezzapunta generosa e di buon tocco, con potenziale, ma poco incisiva in zona-gol). La Lazio dunque si rilancia: torna a vincere dopo tre gare a secco. Ma ha perso di nuovo Ciro Immobile per infortunio. Questa notizia pesa come un macigno sulle ambizioni dei romani, sebbene abbiano già dimostrato in passato di saper fare necessità virtù schierando l’intelligente Felipe Anderson come centravanti fantasma. E il Sassuolo? Il Sassuolo vuole la botte piena e la moglie ubriaca. A buon intenditor, poche parole.

Sebbene non dovrebbe mai cascarci, evitando così di dare degli alibi ai suoi, il toscanaccio Maurizio Sarri al termine del rocambolesco pareggio contro l’Empoli aveva detto: “Se ‘ascasse ora un satellite, tu sta sicuro ‘i ‘he v’ a ‘as’are sopra Formello”. Nella lingua di Dante (che non è né di “destra” né di “sinistra”: non ci curiamo di un ministro semicolto! scusate la digressione e passiamo oltre) nella lingua dantesca, dicevamo, una settimana fa Sarri si esprimeva più o meno in quei termini. La sfortuna esiste. Ma bisogna sempre tirar pedate facendo finta di nulla.
Satellite o meteorite che fosse, sul prato verde di Reggio Emilia si è schiantato subito il flessore di Ciro Immobile. Il nuovo infortunio del capitano biancoceleste complica piani presenti e futuri della Lazio. Ai falsi nove preferiamo sempre quelli veri. E non avere Ciro per la truppa sarrista fa tutta la differenza del mondo. Lo si nota soprattutto dal punto di vista psicologico. Già intristiti dagli ultimi poveri risultati, quando perdono Ciro al 15′ i laziali infatti s’abbacchiano ancor di più. Per mezzora – complice anche l’insostenibile leggerezza del Sassuolo – infatti non non succede nulla. Sino all’episodio assolutamente fortuito, da rigore, allo scadere del primo tempo (sbracciata sulla linea di porta di Toljan) e al gol di Zaccagni. Sbloccati mentalmente i romani si son fatti coraggio legittimando così il vantaggio nella ripresa. Difesa concentrata: aggressiva, ma con criterio. Luis Alberto, presente a se steso e in vena gladiatoria, ha corso per quattro dispensando tocchi di qualità a tutto campo (“Sarri dice che oggi è la mia partita migliore da quando è qui? Se lo dice lui…” dirà poi sornione lo spagnolo a fine partita). Dopo aver sfiorato il raddoppio prima con Pedro e poi con Anderson, è stato proprio quest’ultimo a chiudere la contesa allo scadere dopo un errore drammatico di Tressoldi, depositando il pallone in rete. Questa volta nessun calo di tensione da parte dei ragazzi di Sarri. Anche grazie alla mollezza generale degli emiliani, teneri come la buona pasta fatta in casa, di cui da quelle parti sono indiscussi maestri.

La differenza tra due squadre convalescenti è che la Lazio, pur a secco di successi da tre turni, gode comunque di discrete certezze. Che può recuperare infortunio di Immobile permettendo. Il Sassuolo invece si è perso e non sa più tornare ad essere quello che dovrebbe. Una squadra spensierata e divertente, priva di assilli di classifica e dal florido conto in banca ingrassato dalle plusvalenze. “Per voi contano solo i profitti!” urla uno striscione nella curvetta del Sasol. Nella divisione del lavoro della Serie A questa è la dimensione che la squadra del compianto Squinzi si è saputa ritagliare, sgomitando: una trasformatrice di materie prime per il successo altrui.
La crisi dei neroverdi – una sola vittoria nelle ultime dieci partite, con un solo pareggio – viene da lontano: dal mercato estivo. I numeri lo certificano, zavorrati anche dai problemi fisici ricorrenti di alcuni giocatori chiave: Ferrari, Lopez e un ingrigito Berardi su tutti. Dionisi ha dunque le sue attenuanti. Però insiste testardamente nel voler cercare il sacro giuoco, prima di pensare innanzitutto a portare a casa la pagnotta. I suoi contrastano poco (ultimi in Serie A). Peccano di aggressività (ultimi per falli). Mostrano lacune di coraggio (ultimi per intercettamenti). Coprono discretamente lo spazio come collettivo, cosa che gli permette di subire relativamente pochi tiri, ma hanno carrozzeria e motore di un’ape-car. Se i teneri numeri difensivi sono simili a quelli della passata stagione, quello che Dionisi ha perso oggi è la produzione offensiva. Il possesso palla. La capacità di rendersi pericoloso con continuità. Il giovane allenatore – questa è la sua colpa maggiore: comune ai modernissimi, fichissimi allenatori italiani d’ultima generazione – Dionisi sa applicare solo un’idea di calcio. E da lì non si smuove. I suo dirigenti certo non l’hanno aiutato, sacrificando sull’altare della banca i gol di  Scamacca e Raspadori per il fiacco Pinamonti e gli acerbi Alvarez e Laurienté. Così ora il Sassuolo annaspa malinconicamente in fondo alla classifica. E non si diverte più.

 

Le dichiarazioni di Maurizio Sarri

“Luis Alberto? Ha fatto la migliore partita da quando alleno la Lazio. Sta benissimo e si vede. Se gioca così, con questa partecipazione, possiamo permetterci qualsiasi formula a centrocampo. Anche Cataldi sta bene. Sergej – spiega l’allenatore nelle consuete interviste dagli spogliatoi – invece è tornato scarico dal Mondiale ma sta crescendo: presto tornerà a pieno il calciatore che conosciamo. Dal punto di vista del gioco, contro l’Empoli avevamo fatto meglio. Oggi però abbiamo lottato. I ragazzi hanno dato tutto, tirando fuori i tre punti da una partita tosta, contro un avversario che ha una classifica bugiarda. Dobbiamo ancora crescere, anche grazie al mercato se possibile ma questo da solo non basta. Immobile? Ciro non era preoccupato. L’ho visto sereno. Dovrebbe essere una cosa minima, ma lo capiremo solo dopo gli esami”.

 

TABELLINO:

SASSUOLO-LAZIO 0-2

SASSUOLO: Pegolo, Toljan, Erlic (84′ Ferrari), Tressoldi, Rogerio, Frattesi, Obiang (54′ Lopez), Traorè (24′ Thorstvedt), Berardi, Alvarez (54′ Defrel) , Laurienté (68′ Ceida). A disp.: Zacchi, Russo, Marchizza, Ayhan, Muldur, Kyriakopoulos, Henrique, Harroui, Antiste. All.: Dionisi

LAZIO: Provedel, Hysaj, Casale (89′ Patric), Romagnoli, Marusic, Milinkovic-Savic, Cataldi (76′ Vecino), Luis Alberto, Felipe Anderson, Immobile (14′ Pedro), Zaccagni. A disp: Maximiano, Adamonis, Radu, Marcos Antonio, Romero, Basic, Fares, Cancellieri. All.: Sarri

Arbitro: Sig. Pairetto di Nichelino.

Reti: 48′ Zaccagni, 93′ Felipe Anderson

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