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#Lettere del Direttore

Un’onesta sincerità

Cari Amici, cominciamo col dirci sinceramente “i perché e i per come”, il resto verrà frequentandoci o rifiutandoci. 
Vi chiamo amici e non semplici lettori perché non ho alcuna intenzione di promettervi di leggere cronache e giudizi ruffiani. L’amicizia non ha padroni, ma complicità.
Noi, gente di questo “on line” non vi promettiamo nulla. Anzi, puntiamo a diventare necessari proprio per la nostra indipendenza. Perché ogni tanto bisogna scrivere ciò che l’amico non vorrebbe leggere mai.
Chi sono per scrivere senza chiedere permessi a nessuno? Frequento da quasi cinquant’anni giornali, giornaletti e anche tribune e tribunette. Non so fare altro che ascoltare, riportare e giudicare, prima di tutto per scegliere chi frequentare e chi evitare.
Ho fatto il praticante e il grillo parlante, ho vissuto gli anni di piombo, ho tamponato gli anni ruggenti e vorrei agguantare questi anni sfuggenti o già fuggiti.
Ho conosciuto buoni maestri che hanno realizzato brutti prodotti. Come il popolare ma impopolare “L’Occhio” di Maurizio Costanzo, edito da Rizzoli.
Ho frequentato buoni maestri che mi hanno salvato il pranzo e insegnato qualcosa, come Paolo Gambescia, direttore di un Mattino che era un buon mattino.
Ho avuto come padre e amico un uomo in rosa, Candido Cannavò.
Ho sfiorato direttori e diretti. Un’auto in stile americano Fiat-Chrysler ha investito sulle strisce pedonali un direttore scomodo come Carlo Verdelli, onesto, sincero e per questo inaffidabile
Ho stretto la mano a un potente vero e due Presidenti della Repubblica. Ho visto cadere allucinati due ragazzini cubani dopo tre ore di comizio di Fidel Castro e ho seguito e rimpianto un sardo di origine autentica e controllata come Enrico Berlinguer.

La vita è strana e la tribù degli uomini è ancora più strana.

Gianni Bondini