L’album più politico di Fabrizio De André, quello in cui un impiegato, trascinato dall’impeto del movimento del ’68 si confronta e si unisce al movimento stesso da individualista anarchico, una bomba “al ballo mascherato”, dove ci sono tutti i simboli di ogni potere, da quello culturale (Dante) a quello religioso (Cristo e Maria), quello politico (l’ammiraglio Nelson) e anche quello parentale (il padre e la madre). L’album forse più crudo di Faber, quello in cui si espone politicamente per la prima volta, viene riarrangiato in chiave moderna lasciando intatta la truttura originaria da Cristiano de Andrè.
A Porta di Roma Live 2019 è quindi grande musica d’autore, quella che ha fatto
Incredibile davvero la somiglianza di Cristiano con il padre, dal lato espressivo, fino alla somiglianza della voce che sembra un segno di continuità, quasi una prosecuzione o meglio, come afferma Cristiano «un sacerdote che porta la parola del Padre, come in una messa laica».
L’album che racconta un movimento tanto lontano, eppure ancora tanto vicino, sembra adattabile ai giorni nostro nostri, canzoni che sembrano scritte ieri con una poetica raffinata e graffiante che viene ripercorsa brano dopo brano sul palco di Porta di Roma nel concerto gratuito.
Un filo conduttore ideato da Faber, Bentivoglio e Nicola Piovani che ancora oggi, estremizzando, porta analisi politica e rabbia e che ben si adatta alle conseguenze politiche attualizzate.
Quindi possiamo affermare che il Live di Cristiano è ora un’opera rock che rende attuale la “Storia di un impiegato” del 1973, un viaggio nell’utopia, nella logica del potere, della paura conseguente, dell’inabissamento delle qualità individuali a discapito delle esigenze globali con il refrain che rimane in testa: “Per quanto voi vi crediate assolti / siete lo stesso coinvolti”.
Chiudono il live alcuni dei grandi classici deandreiani come “Amore che vieni amore che vai”, “Quello che non ho”, “Fiume Sand Creek”, “Creuza de mä” e nel bis “Il pescatore” nel famosissimo riarrangiamento del 1975 ad opera dello stesso Fabrizio De Andre con la PFM.