Customize Consent Preferences

We use cookies to help you navigate efficiently and perform certain functions. You will find detailed information about all cookies under each consent category below.

The cookies that are categorized as "Necessary" are stored on your browser as they are essential for enabling the basic functionalities of the site. ... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

#Cinema e Fiction #Festa del Cinema 2023 #Spettacolo

Mi fanno male i capelli: quando lo spirito di Monica Vitti incontra la bravura di Alba Rohrwacher

Red Carpet Mi fanno male i capelli - Alba

Un film di Roberta Torre che celebra e sviscera il mito di Monica Vitti attraverso la performance di Alba Rohrwacher.

In un panorama cinematografico che spesso si divide tra intrattenimento puro e sperimentazione di nicchia, emerge l’opera di Roberta Torre, “Mi fanno male i capelli”, come un affascinante esercizio di stile, ma anche come un delicato esame della memoria, dell’identità e dell’impatto duraturo della cultura popolare. Il film è un viaggio introspettivo nei meandri della psiche, guidato dal carisma magnetico di Alba Rohrwacher, e sospeso tra realtà e fantasia, molto nel gusto di quelle pellicole indimenticabili in cui Monica Vitti aveva offerto il volto e l’anima.

Nel film, Rohrwacher interpreta Monica, una donna che, soffrendo di un disturbo psichiatrico, perde gradualmente la sua identità per abbracciare quella di Monica Vitti. Questa metamorfosi è alimentata dalla visione ossessiva dei film che hanno reso Vitti un’icona, da “L’Eclisse” a “Deserto rosso”. Le linee di confine tra il personaggio di Rohrwacher e l’indimenticabile diva italiana si confondono, creando un dialogo meta-cinematografico che è tanto un omaggio quanto un’indagine sulla natura effimera dell’identità.

A supportare la performance di Rohrwacher c’è Filippo Timi, che interpreta Edoardo, il marito di Monica. Nel film, Edoardo è una figura tragica che assiste all’erosione dell’identità e della memoria di sua moglie. La sua sofferenza è espressa in modo sottile, ma penetrante, attraverso sguardi e gesti che incarnano l’impotenza di fronte alla trasformazione della persona amata.

“Mi fanno male i capelli” non è solo una celebrazione di Monica Vitti; è anche un trattato sulla fragilità della memoria e sulla permeabilità dell’identità. In un mondo dove siamo sempre più definiti dai media che consumiamo, il film si pone come un avvertimento inquietante: cosa succede quando i fantasmi delle nostre ossessioni culturali iniziano a sostituire la nostra vera essenza?

È facile liquidare “Mi fanno male i capelli” come un mero esercizio di stile o come un tributo cinematografico superficiale. Tuttavia, sarebbe un errore non riconoscere la profondità e la complessità di questo film. L’opera di Roberta Torre non solo rende omaggio a una delle figure più enigmatiche e affascinanti del cinema italiano, ma lo fa in un modo che stimola la riflessione su temi tanto universali quanto profondi: l’identità, la memoria e il potere tanto costruttivo quanto distruttivo della cultura popolare.            

Quindi, come suggerisce il titolo, il film è molto più che una semplice storia di capelli che fanno male; è un invito a guardare oltre la superficie, a esplorare le profondità nascoste della psiche umana e, soprattutto, a riconoscere l’inesorabile influenza delle icone culturali nella formazione e deformazione del nostro sé.