Customize Consent Preferences

We use cookies to help you navigate efficiently and perform certain functions. You will find detailed information about all cookies under each consent category below.

The cookies that are categorized as "Necessary" are stored on your browser as they are essential for enabling the basic functionalities of the site. ... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

#Spettacolo #Teatro

Al Teatro Belli “La Grande Menzogna”: Paolo Borsellino e la verità negata

Una nuova intensa settimana di teatro attende il pubblico del Teatro Belli, che da questa sera fino al 2 marzo ospiterà “La Grande Menzogna”, spettacolo scritto da Claudio Fava e diretto da David Coco. L’evento si inserisce all’interno di Expo – Teatro Italiano Contemporaneo, la rassegna diffusa di drammaturgia italiana contemporanea ideata da Società Per Attori, Franco Clavari e Andrea Paolotti, che continua a portare sul palco testi di grande valore artistico e civile.

“La Grande Menzogna” è una feroce invettiva sulla verità rubata, sulle menzogne e sui depistaggi che hanno avvolto la morte del giudice Paolo Borsellino. Il testo non si limita a ricostruire minuziosamente gli inganni processuali e le false testimonianze che hanno caratterizzato questa vicenda, ma vuole essere un atto di accusa contro un intero Paese che ha smarrito il senso della giustizia e della memoria.

Il protagonista è proprio Paolo Borsellino, ma non nel momento della sua agonia o della tragica esplosione di via D’Amelio. Il magistrato viene ritratto dopo la morte, con uno sguardo lucido, sferzante, a tratti perfino ironico, nel ripercorrere le ingiustizie e i silenzi che hanno seguito il suo assassinio.

Un Borsellino picaresco, sfrontato, rabbioso e imprevedibile, che non si rivolge ai mafiosi o ai loro complici, ma a noi spettatori, al “buon pubblico” che si commuove, che si indigna, ma che spesso resta distratto di fronte alla manipolazione della verità. Non c’è enfasi eroica nel suo discorso, bensì un’analisi cruda e tagliente di una società che troppo spesso si rifugia nel mito degli “eroi” per evitare di guardare in faccia le proprie responsabilità.

La riflessione centrale dello spettacolo si concentra sulla “banalità del bene”, ovvero sulla tendenza a semplificare la realtà e a costruire narrazioni rassicuranti per non affrontare la complessità della verità. Un meccanismo che permette di relegare Borsellino e gli altri uomini di giustizia in una dimensione quasi leggendaria, lontana dal presente e dal quotidiano.

In uno degli ultimi passaggi, il magistrato si rivolge direttamente al pubblico, con parole che risuonano come un monito:

“In questo Paese fa comodo a tutti pensare che dietro la mafia ci sia solo mafia. Che le ombre sono solo macchie di luce. Che dopo ogni notte ritorna il giorno, e si porta via i pensieri storti, i sospetti, i silenzi…”

E il finale resta aperto, consegnando allo spettatore l’ultima, ineludibile richiesta:

“La verità. Dedicatemi la verità.”